The English Globe · Il mio contributo

Intelligenza artificiale e inglese:
alleata sì, insegnante no.

Dott.ssa Anna Galderisi Fondatrice · The English Globe
Ottobre 2026

Quello che segue è il mio pensiero personale su un tema di cui si parla moltissimo in questo periodo. Non è una stroncatura della tecnologia, che uso e apprezzo anch'io in molti ambiti, né una riflessione su cosa significhi davvero imparare una lingua, e su cosa, in quel percorso, nessun algoritmo possa ancora fare.

Quasi ogni settimana, uno studente mi chiede la stessa cosa, in forme diverse: "Ma con il telefono che corregge tutto, con le app che fanno conversazione, ho ancora bisogno di un corso?" È una domanda legittima, e merita una risposta onesta, non la rassicurazione di chi ha un interesse a dire di sì.

La risposta breve è: dipende da cosa stai cercando. Se cerchi pratica, ripetizione, un posto dove allenarti senza il timore di essere giudicato, l'intelligenza artificiale può aiutarti moltissimo. Se cerchi di imparare davvero una lingua, capirla, usarla con sicurezza, sentirla tua, la storia è diversa.

Dove l'intelligenza artificiale aiuta davvero

Sarei disonesta se dicessi che questi strumenti non servono a nulla. Un'app che corregge la pronuncia, un chatbot con cui fare pratica di conversazione alle undici di sera, un esercizio generato su misura in pochi secondi: tutto questo ha un valore reale, soprattutto per chi ha poco tempo o è troppo timido per parlare davanti a una persona.

L'AI è disponibile ventiquattr'ore su ventiquattro, non si stanca, non giudica. Per la pratica, quella ripetizione paziente che ogni lingua richiede, è uno strumento che io stessa consiglio ai miei studenti, come completamento del percorso.

Dove invece non può arrivare

Il problema non è la correzione dell'errore. È capire perché quello studente, proprio quello studente, continua a farlo. Un errore identico può nascere da cause completamente diverse: un'interferenza con l'italiano, un blocco emotivo, un concetto spiegato male anni prima a scuola. Un algoritmo corregge la forma. Un insegnante capisce la causa, e la causa è quasi sempre il punto da cui ripartire.

C'è poi la parte che nessuna app può replicare: la fiducia che si costruisce in un rapporto umano continuativo. Lo studente che si blocca non ha bisogno di uno strumento più intelligente, ha bisogno di sentirsi accompagnato, di non vergognarsi di sbagliare davanti a qualcuno, di avere qualcuno che si accorge quando la motivazione sta scemando, prima ancora che lo studente stesso se ne renda conto.

Il paragone che faccio sempre

Un'app di inglese è come un'attrezzatura da palestra sofisticata: molto utile per allenarsi, disponibile quando vuoi, capace di tenere traccia dei progressi. Ma nessuna macchina ti corregge la postura mentre la usi, nessuna macchina nota che oggi ti alleni con meno convinzione del solito e si chiede perché. Quello resta il lavoro di un allenatore o, nel nostro caso, di un insegnante. Insomma, come spesso mi presento, di una coach.

Per questo non vedo l'intelligenza artificiale come una minaccia al mio lavoro, ma nemmeno come la soluzione che molti pensano. È un ottimo strumento in più, non un sostituto di ciò che serve davvero per imparare una lingua: tempo, metodo, e una persona che ti segua con attenzione reale.

L'intelligenza artificiale può allenarti.
Un insegnante può capirti.
Anna Galderisi The English Globe · Salerno

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